Per finitura superficiale si intende la fase di lavorazione di un pezzo per ottenere determinate condizioni di ruvidità superficiale e di tolleranze formali e dimensionali.
Finitura naturale: è molto versatile e di impiego universale; in pratica la piastrella non subisce altre lavorazioni in seguito alla cottura.
Finitura lappata: esalta le valenze estetiche del materiale aumentandone la brillantezza e l’eleganza.La resistenza all’abrasione è la capacità della superficie dello smalto di resistere all’azione di usura provocata dal camminamento o dallo sfregamento di corpi meccanici. Tale azione d’usura è strettamente collegata all’agente meccanico (suola di gomma, suola di cuoio, ecc.), al materiale d’apporto (acqua, sabbia, ecc.) e all’intensità di traffico. Secondo la norma, le piastrelle vengono classificate secondo la loro destinazione d’uso in queste classi:
Le piastrelle in gres porcellanato possono avere principalmente tre tipologie di bordi:
Naturale (NAT): bordo che è derivato esclusivamente dalla formatura della pressa
Rettificato monocalibro (RETT): bordo perfettamente rettilineo (a volte accompagnato da un lieve bisello sul perimetro di superficie) derivante da lavorazioni di squadratura che riporta i pezzi ad un’unica dimensione dei lati, indipendentemente dai lotti produttivi. anticato: bordo che replica una irregolarità casuale attraverso lavorazioni meccaniche successive alla cottura.
Tutte le indicazioni, i suggerimenti e i prodotti consigliati per la pulizia ordinaria e straordinaria delle piastrelle in gres porcellanato Lea Ceramiche sono scaricabili nel documento “pulizia e manutenzione”.
La pulizia “dopo posa” serve per rimuovere i residui di stucchi per le fughe, cemento, calce, boiacca. E’ obbligatoria a fine cantiere, sia per le piastrelle smaltate che per quelle non smaltate. Una pulizia “dopo posa” male effettuata, o addirittura non fatta, è spesso causa di aloni che impediscono di mantenere pulito il pavimento nonostante una buona pulizia quotidiana.
Quando possibile, specialmente per superfici medio-grandi, si consiglia l’uso di monospazzola con dischi morbidi (bianchi oppure beige). La pulizia di stucchi cementizi miscelati con acqua si effettua con specifici detergenti a base di acidi tamponati e diluiti (facilmente reperibili in commercio)
Alcune importanti indicazioni per la pulizia “dopo posa”:
– effettuare la pulizia dopo 4-5 giorni dalla stuccatura (lo stucco deve indurire) e non oltre 10 giorni. Oltre questi tempi la pulizia può diventare molto più laboriosa
– bagnare con acqua il pavimento prima delle operazioni di pulizia. In questo modo le stuccature vengono impregnate dall’acqua e viene ridotto il contatto con i detergenti
– lasciare agire i detergenti per tempi limitati, risciacquando bene con acqua appena possibile
– non deve essere eseguita se le superfici piastrellate sono molto calde (es. esposte al sole nei mesi più caldi), perché diviene più severa l’azione degli aggressivi chimici. In estate effettuarla nelle ore fresche della giornata
– fare sempre test preventivi prima dell’uso (su una piastrella a non posata), in particolare per prodotti Lappati o Levigati
– la rimozione dei residui di stucchi epossidici o cementizi additivati (con lattici, resine, ecc..) deve essere fatta immediatamente ed in modo accurato perché questi stucchi induriscono molto rapidamente, anche in pochi minuti. Seguire attentamente le indicazioni dei fabbricanti.
La parola “stonalizzazione” è una denominazione con la quale si intende un passaggio di gradazioni cromatiche visibili e non armonizzabili. Indica la differenza di tono delle singole piastrelle come non omogenee tra di loro. In particolare sono state stabilite delle classi entro le quali sono classificate le diverse collezioni di piastrelle in gres porcellanato:
Lea Ceramiche ha in catalogo collezioni che giocano sulla forte stonalizzazione per ricreare le venature della pietra naturale, adatte ad accendere pavimenti di esterni e interni di sfumature finora impensabili per rivestimenti in ceramica. Altre collezioni invece affidano all’uniformità del colore un messaggio di contemporaneità, creando rivestimenti per zona giorno e zona notte sempre attuali e dal look minimal.
È necessario innanzitutto fare una distinzione tra prodotti smaltati e prodotti a tutta massa. Per i prodotti smaltati è molto facile ottenere tonalità di colori molto vivaci pur mantenendo una finitura opaca. I pigmenti degli smalti utilizzati per la superficie infatti sono di diverso tipo e permettono una grande varietà di soluzioni. Naturalmente per ottenere colori vivaci su superfici opache occorre utilizzare in produzione maggiori quantità di coloranti rispetto alle superfici lucide. Il discorso varia se parliamo di prodotti a tutta massa (quelli in cui il colore dell’impasto è molto simile a quello della superficie)…in questo caso, trattandosi di pigmenti che vengono mescolati all’impasto stesso, è più difficile ottenere tonalità vivaci a causa del processo produttivo stesso. Tonalità di colore più vivaci possono però essere ottenute sui prodotti a tutta massa con le lavorazioni di lappatura e di levigatura (rendendo quindi più lucida la superficie e facendo risaltare le colorazioni del supporto ceramico).
Gli standard LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) sono parametri per l’edilizia sostenibile, sviluppati negli Stati Uniti e applicati in 40 Paesi del mondo. Gli standard LEED, elaborati dall’US GBC con la collaborazione delle imprese e di ricercatori delle Università statunitensi e canadesi, indicano i requisiti per costruire edifici eco-compatibili, capaci di “funzionare” in maniera sostenibile ed autosufficiente a livello energetico; in sintesi, si tratta di un sistema di rating (Green Building Rating System) per lo sviluppo di edifici “verdi”. L’organizzazione che definisce e promuove lo standard LEED è l’US Green Building Council, associazione non-profit nata nel 1993 che oggi conta più di 11mila membri. Oltre ad un a ruolo “tecnico”, lo USGBC ha anche il compito di informare, sensibilizzare ed orientare la comunità verso un’edilizia ecosostenibile. LEED è un sistema flessibile e articolato che prevede formulazioni differenziate per le nuove costruzioni (NC, New construction and major renovations), edifici esistenti (EB, Existing Buildings), scuole (LEED for Schools), piccole abitazioni (LEED Homes), pur mantenendo una impostazione di fondo coerente tra i vari ambiti. l sistema si basa sull’attribuzione di crediti per ciascuno dei requisiti caratterizzanti la sostenibilità dell’edificio. Dalla somma dei crediti deriva il livello di certificazione ottenuto.
I criteri sono raggruppati in sei categorie, che prevedono prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di performance ambientali, che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio:
Sommando i crediti conseguiti all’interno di ciascuna delle sei categorie, si ottiene uno specifico livello di certificazione, che attesta la prestazione raggiunta dall’edificio in termini di sostenibilità ambientale. La certificazione LEED si articola in:
Rivolgendosi all’intero processo (dalla progettazione fino alla costruzione vera e propria) e ad ogni parte dell’edifico, il LEED opta per una visione globale della sostenibilità sfruttando ogni possibilità di ridurre impatti ambientali di vario genere ed emissioni nocive degli edifici in costruzione. Si individuano e delineano così le “best practice” per ingegneri, architetti, professionisti e l’intera comunità del settore, destinate a divenire linee guida nella certificazione di parte terza.
I vantaggi competitivi per coloro che adottano gli standard LEED, siano essi professionisti o imprese, sono identificabili soprattutto nella certificazione da parte di un ente terzo, considerata fondamentale per ottenere un riscontro positivo sul mercato.
La certificazione LEED, infatti, fornisce al mercato una definizione condivisa, un obiettivo comune e uno standard misurabile. Si tratta di uno standard volontario, adottato dal mercato attraverso un processo di creazione del consenso.
Si può quindi affermare che il LEED corrisponde per l’edilizia alla versione dell’etichetta informativa, presente sulle confezioni di tutti i prodotti alimentari, con l’indicazione di ingredienti, calorie, grassi, ecc… Lo scopo è avere lo stesso dettaglio di informazioni anche per gli edifici, il cui valore è solitamente stimato in centinaia di migliaia di euro. Nel caso di edifici certificati LEED, la modalità stessa di valutazione consente di disporre di informazioni dettagliate: l’aggregazione dei criteri aree-chiave di LEED (vedi aree indicate nella tabella al lato) consente di individuare edifici con elevate performance.
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